Duecento orti sono gli orti di Chiaverano, duecento opere di arte applicata che raccontano gli sforzi dei chiaveranesi e la loro cura per il territorio sul quale vivono. Il progetto 2OOORTI vuole essere un recupero consapevole di una tradizione, la cronaca di una realtà e al contempo uno sguardo sul futuro.

Il Progetto nasce come tentativo di ripensare la comunità chiaveranese ripartendo dalle sue tradizioni ricercandole in pratiche ancora diffuse.

Gli orti sono, infatti, il frutto di una storia antica, dell’impegno quotidiano di cura dei chiaveranesi per il loro territorio, dell’adattarsi reciproco delle esigenze della coltivazione e della morfologia del territorio: la scelta delle colture è pensata in funzione delle caratteristiche del territorio, e allo stesso modo quest’ultimo e plasmato dalle necessità delle coltivazioni.

L’orto è il frutto di questo adattamento plurisecolare.

La storia di pochi metri quadri dedicati alla coltivazione racconta di angoli nascosti tra le case, di spazi rubati alla roccia, di pietre e terra di acqua e sole.

Ma gli orti sono soprattutto custodi di memoria: sono il prodotto di una conoscenza tramandata di padre in figlio e rimasta vitale come gli ortaggi dimenticati che nascondono tra le loro geometriche file.

Dunque conoscere gli orti è conoscere la storia di un territorio e degli uomini che lo abitano, questo è però solo il primo passo. La memoria come i semi rari e preziosi se non è coltivata si perde, se non è radicata in pratiche e significati vitali la tradizione è come una pianta che non è innaffiata.

Chi ha potuto seguire il percorso di visita degli orti, sabato mattina a Chiaverano, ha scoperto una tradizione vitale, ha potuto osservare i sorrisi orgogliosi dei tanti ospitali ortolani, che per un giorno hanno aperto ai visitatori i loro forzieri.

Con il progetto 2OOORTI si vuole fare proprio questo, aprire l’orto, piccolo tesoro di conoscenza e cura, a volte tenacemente difeso, al paese.

Scarica il documento del progetto "200Orti di Chiaverano" (PDF, 1.13 Mb)