Una iniziativa del Comune per il rilancio del Paesaggio Agricolo di Chiaverano

L'agricoltura a Chiaverano ha visto, in tempi passati, un notevole sviluppo, eccezionale per il Canavese, data la particolarità dei prodotti. Gli ortaggi di Chiaverano, infatti, erano ricercati ed apprezzati sui mercati di Ivrea e Biella.

Si parla ancora oggi del particolare sapore degli spinaci e degli asparagi prodotti nei piccoli terrazzamenti abbarbicati sulla Serra Morena.

Permangono anche testimonianze del!' abbondante produzione di uve, prevalentemente nebioli e barbere, commercializzate nella vicina Valle d'Aosta.

Il clima, dunque, e la particolare posizione di Chiaverano, posto sui pendii della Serra d'Ivrea, circondato dai piccoli e grandi laghi morenici, segnato da assolati colli dioritici, veri ostacoli naturali al passaggio del ghiacciaio, fanno di questa zona un territorio particolarmente fertile ed adatto a certi tipi di colture agricole.

L'industrializzazione di inizio secolo del Canavese ed il declino economico di certe pratiche colturali, hanno purtroppo ridotto l'agricoltura chiaveranese ad economia marginale, frequentata ormai da pochissimi contadini a "tempo pieno".

Il risultato più evidente sono le vigne abbandonate, i rovi imperanti e la "discesa" del bosco fino ai limiti dell'abitato.

Rimane, a ricordo di quel periodo, la teoria di piani e pianetti a ridosso della Serra, contornati da siepi di rosmarino e salvia da sempre presenti, sostenuti da quelle vere opere d'arte rappresentate dai muri a secco, costruiti dai nostri nonni.

La perdita massiccia di forza lavoro agricola, ha favorito il degrado del territorio con conseguenze pericolose dal punto di vista dell'assetto idrogeologico per la mancanza di presidi qualificati ed attivi.

Il fuoco fa da padrone tutti gli anni, classificando Chiaverano in cima alle statistiche piemontesi per il numero di incendi boschivi annui.

Questo scenario un po' tetro vede però , in questo ultimo periodo, un timido "ritorno alla terra" da parte di chi ha dovuto forzatamente lasciare le industrie eporediesi a causa della crisi di questi anni.

Qua e là, infatti, si dissodano appezzamenti, si estirpano le spine si torna a coltivare la vite. Sicuramente è un ritorno all'agricoltura da "bobbista", i prodotti sono per l'autoconsumo, ma tutto ciò fa ben sperare.

E' da queste considerazioni che trae spunto e ragione il Progetto ROSMARINO.

Il progetto, partito per volontà del Comune, è stato concepito all'interno della "Bottega del Paesaggio": una fucina di idee e di progetti, a cui collaborano volontariamente architetti, ingegneri e tecnici agricoli e forestali, coordinati dall'Ufficio Tecnico Comunale, che promuove iniziative tese al recupero del Paesaggio, sia per il restauro e la conservazione dell' edilizia tipica del luogo, sia per la valorizzazione dei caratteri agricoli e forestali che identificano Chiaverano.

Perché il ROSMARINO ?

Come già detto in precedenza, da sempre il rosmarino ma anche la salvia ed il timo, fanno parte integrante del Paesaggio agricolo di Chiaverano:, un tempo usato soprattutto a scopi ornamentali alla coltivazione degli ortaggi e della vite, ha resistito all'abbandono ed al degrado.

Le condizioni della zona sono quindi idonee al suo sviluppo.

La sperimentazione della coltura del rosmarino è originata perciò dalle potenzialità climatiche e fisiche del nostro territorio, che si coniugano con la disponibilità attuale di diversi chiaveranesi a riconsiderare l'agricoltura quale fonte di reddito.

Alla sperimentazione, partita nel 1992, partecipano una ventina di cittadini: agricoltori a titolo principale, cassaintegrati e giovani pensionati.

Il Comune ha messo a disposizione il primo quantitativo di settemila piantine, assumendosi la maggior parte dei costi.

Per rendere credibile l'iniziativa si è ricercato la consulenza di un tecnico agricolo, operante in un CATA di Ivrea, si è favorito un rapporto di collaborazione con l'Assessorato all'Agricoltura e Foreste della Regione Piemonte, l'Università di Torino, la Cooperativa Agronatura, che da tempo coltiva erbe officinali ad Acqui Terme ed il Centro Dimostrativo di S. Marce! in Valle d'Aosta.

Attualmente le piantine sono radicate bene ed hanno superato, senza criticità, ormai due inverni.

Da indagini condotte, risulta esistere una buona richiesta di erbe officinali sul mercato nazionale e del nord Europa, le quali vengono utilizzate sia in gastronomia che nell'industria farmaceutica e della cosmesi.

Il rosmarino va però fornito trasformato cioè essiccato o distillato.

Per questo i produttori, che hanno in animo di costituirsi in cooperativa, stanno valutando di acquisire un distillatore per gestire l'intero processo di lavorazione.

Per valorizzare l'iniziativa ed approfondire la conoscenza degli aspetti colturali, commerciali e delle potenzialità del mercato del prodotto, il 25 Settembre a Cbiaverano verrà organizzata la "Giornata del ROSMARINO"

Il programma prevede, al mattino, un pubblico dibattito sulla coltura del rosmarino con testimonianze dei coltivatori chiaveranesi e l'intervento dei tecnici della Regione Piemonte e Valle d'Aosta e dell'Università di Torino.

Per il pomeriggio è prevista una passeggiata attraverso gli appezzamenti coltivati a rosmarino e l'allestimento di bancarelle con prodotti a base di rosmarino.

Alle Origini del Rosmarino di Chiaverano

Sintesi delle interviste con i produttori

L'Amministrazione Comunale, insieme con l'Associazione Rosmarino Chiaverano e gli animatori del Centro d'Incontro, ha sentito a più riprese i coltivatori del paese, specialmente quelli con più anni di età, per conoscere come e da quando, a loro memoria, si coltiva e si commercializza il Rosmarino a Chiaverano.

Gli incontri sono avvenuti presso il Centro d'Incontro G.B.Tonino nel mese di ottobre del 2003

Hanno risposto all'appello 32 persone, tutte nate e residenti a Chiaverano, tranne il Sig. Menietti, giunto a Chiaverano nel dopo guerra.

Tutte le persone intervistate hanno riferito che fm dalla tenera età (10-12 anni) hanno partecipato a confezionare e vendere al mercato di Ivrea i mazzetti di Rosmarino e Salvia ("i gust"- i gusti per insaporire i cibi) e si ricordano che in famiglia la madre o la nonna coltivavano il Rosmarino da sempre.

In particolare quattro coltivatori, Giovine Ilelfo, Giglio Tos Leonardo, Teagno Imer e Gentile Borga, producevano talee e vendevano anche mille piantine ognuno per ogni stagione.

In paese operavano, fin dagli inizi del '900, tre commercianti all'ingrosso, Crotta Dionisio, padre dell'intervistata Silvana, Brigando Vezio, fratello dell'intervistata Lida e Sergio Regruto, ai quali venivano conferiti ortaggi e primizie nonché Rosmarino e Salvia per essere venduti sui mercati di Biella e della Valle d'Aosta.

La coltivazione ed il confezionamento

Il Rosmarino, come la Salvia, cresceva bene a bordura dei terrazzamenti ricavati sulle pendici della Serra morena, posizione riparata dai venti della Valle d'Aosta, ideale perché soleggiata, ricettiva del calore dei muri a secco e ben drenata.

I mazzetti erano formati da tre, quattro rametti di Rosmarino e uno di Salvia; non venivano pesati ed il loro prezzo di vendita veniva deciso dai produttori concordemente mentre scendevano con gerle e fagotti appesi alle biciclette al mercato di Ivrea.

Il prezzo veniva stabilito in base alla stagione, la qualità e la quantità del prodotto. Negli anni '50 un mazzetto di aromatiche chiaveranesi veniva pagato anche 50-60 Lire ognuno.

Alcune signore ricordano che, da ragazze, il ricavato delle vendite dei mazzetti da loro confezionati, veniva lasciato loro dai genitori, per le spese personali: un nuovo paio di scarpe o un'indumento.

Ricordi particolari

Silva11.a Crotta ricorda che seguiva il padre Dionisio, commerciante, in Valle d'Aosta e ogni volta che presentavano i mazzetti di Rosmarino e Salvia, era festa per i valligiani perché da loro sono rari questi arbusti, specialmente la Salvia non riesce ad attecchire per il freddo.

Maria Zuffo, ottantottenne, ricorda di aver servito Rosmarino e Salvia il pastificio Merlo di Ivrea per più di vent'anni. Venivano usati per insaporire il ripieno degli agnolotti.

Stefa11.o Avondoglio invece afferma di provare un odio profondo nei confronti del Rosmarino perché, frn da piccolo, era costretto a confezionare mazzetti quando tornava da scuola e a lui non riusciva di legarli bene con i "gurin" i vimini, perché troppo duri per le sue tenere mani.

 

Le Pietre raccontano

Filmato realizzato dall'Ecomuseo Orizzonte Serra con la collaborazione di Chiaverano Photo Group e dell'Associazione Rosmarino di Chiaverano in occasione delle Giornate del Rosmarino 2017.