In data 12 settembre 2016 Alessandro Gastaldo Brac, consigliere di minoranza della lista "Crispini Sindaco" ha presentato le dimissioni irrevocabili da Consigliere Comunale. Nel Consiglio Comunale del 23 Settembre si è provveduto alla surroga con Andrea Moià, primo degli esclusi della stessa lista.

A nome di tutta l'Amministrazione Comunale voglio ringraziare Alessandro per aver svolto per 11 anni il suo ruolo, prima in maggioranza poi in minoranza, sempre con onore e rispetto, così come previsto dalla Costituzione.

Come Sindaco sono sinceramente dispiaciuto per la perdita di una persona, prima che di un consigliere, con la quale ho avuto un ottimo e costruttivo rapporto in qualsiasi occasione. Come Consigliere Alessandro ha sempre svolto il suo ruolo con passione e, soprattutto, con intelligenza e capacità non comuni.

Ad Andrea Moià, che lo sostituirà, faccio i miei migliori e più sinceri auguri per un buon lavoro.

Riguardo alla motivazione che ha portato alle dimissioni qualcosa va detto.

Alessandro si è dimesso a seguito alla sua incompatibilità dovuta all'art. 5 comma 5 del DL 78/2010 e alla successiva deliberazione della Corte dei Conti n. 11/SEZAUT/2016/QMIG del 18 Marzo 2016.

Cerco di semplificare: il DL 78/2010, emesso nel periodo della cosiddetta spending review, doveva avere lo scopo, del tutto condivisibile, di evitare la moltiplicazione delle poltrone e, quindi, delle indennità.

Quindi, doveva impedire che la stessa persona potesse assumere più cariche e di conseguenza potesse sommare più "stipendi".

Peccato però che il comma 5 sia stato scritto così male da venire interpretato in modo restrittivo anche nei rapporti professionali privati.

Vale a dire: se sei un sindaco o un consigliere nel caso tu, nella tua attività privata, volessi lavorare per un qualsiasi altro ente pubblico hai due scelte: o ti dimetti dalla tua carica oppure puoi lavorare ma solo con un rimborso speso o un gettone di presenza!

Il DL è del 2010, quindi di 6 anni fa. Finora era passato inosservato ma ora, dopo la delibera della Corte dei Conti di Marzo, alcuni Enti hanno iniziato ad applicarlo in quanto la Corte dei Conti ha stabilito che, anche se la legge pare incostituzionale, fin che è Legge va applicata così com'è.

Pertanto, essendo Alessandro un professionista che lavora con altre Pubbliche Amministrazioni, ha dovuto scegliere tra il lavorare praticamente gratis o il doversi dimettere da Consigliere Comunale.

Questa è una delle oramai troppe leggi assurde e scritte male che ci stanno perseguitando in questi ultimi anni.

Il comma incriminato recita "Ferme le incompatibilita' previste dalla normativa vigente, nei confronti dei titolari di cariche elettive, lo svolgimento di qualsiasi incarico conferito dalle pubbliche amministrazioni di cui al comma 3 dell'articolo 1 della legge 31 dicembre 2009 n. 196, inclusa la partecipazione ad organi collegiali di qualsiasi tipo, puo' dar luogo esclusivamente al rimborso delle spese sostenute; eventuali gettoni di presenza non possono superare l'importo di 30 euro a seduta.",

Quindi, se preso alla lettera, QUALSIASI INCARICO CONFERITO da una pubblica amministrazione determina un'incompatibilità.

Per incarico, poi la Corte dei Conti ha inteso un incarico professionale. Quindi, almeno per ora, non sono incompatibili i lavori assegnati a ditte o imprese.

Fino a che non ci sarà un ricorso alla Corte Costituzionale per richedere la incostituzionalità dell'art. 5 comma 5 del DL 78/2010, saremo quindi in una situazione nella quale chi è stato eletto, ed è un professionista che lavora per enti pubblici (ingegneri, architetti, geometri, geologi, ecc) o si dimette o lavora solo con inconsistenti gettoni di presenza.