A causa delle restrizioni dovute al Covid19 anche quest'anno le celebrazioni per il 25 aprile si svolgeranno in forma ridotta.

Domani mattina, 25 aprile, alle 9,30 deporremo una corona d'alloro a Bienca, in Corso Carlo Zuffo e al Parco della Rimembranza per ricordare i martiri chiaveranesi.

Alla cerimonia saranno presenti solamente il Sindaco, il Vicesindaco, la Polizia Municipale, un rappresentante dell'ANPI e un rappresentante dell'Associazione Nazionale Alpini di Chiaverano.

Anche se la cerimonia ufficiale è stata fortemente ridimensionata così non è la necessità di ricordare il senso di questa ricorrenza.

E' necessario ricordare perchè le generazioni attuali non hanno ricordi. E nemmeno la conoscenza di ciò che è stata la tragedia del nazifascismo.

A distanza di 76 anni dal giorno della liberazione dal nazifascismo non sono mai venute meno le esigenze di ricordare e rafforzare le esigenze di libertà, di dignità, di rispetto per se stessi e per gli altri.

L'art. 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani dice che “ Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza".

Una dichiarazione che oggi pare scontata nei nostri modi di vivere ma che è l'opposto degli ideali che erano propri del nazifascismo.

Ideali che dovrebbero essere sepolti dalla Storia ma che, invece, ancora oggi vediamo rispuntare in vari rigurgiti di folle nostalgia.

Da tempo sta succedendo qualcosa di preoccupante. Si riaffacciano simboli, parole, atteggiamenti, gesti ed ideologie che dovrebbero appartenere al passato.

Non solo. Si fanno largo sentimenti generalizzati di sfiducia, insofferenza, rabbia, che si traducono in atteggiamenti e azioni di intolleranza, discriminazione, violenza verbale.

In rete e sui social media, sulle testate giornalistiche, nelle dichiarazioni politiche come nei bar e nelle strade.

Poi si sente spesso giustificare il tragico ventennio fascista con affermazioni quali "Mussolini ha fatto anche cose buone". Certo, qualcosa di positivo avrà anche fatto in vent'anni di dittatura ma quel poco di buono non può in alcun modo giustificare la tragedia che ha sconvolto e distrutto l'Italia.

Ricordare con nostalgia quel periodo è folle e frutto di ignoranza. Basta un minimo di conoscenza storica di cosa è stato il ventennio per capire quanto sia assurdo avere nostalgia di quei tempi.

Noi siamo e vogliamo essere democratici, liberi, rispettosi dei diritti di tutti. E per esserlo non possiamo che essere antifascisti, senza se e senza ma.

Essere antifascisti non significa essere "comunisti". Significa rispettare gli altri, significa essere contro il razzismo e contro ogni discrinazione, significa essere contro chi approfitta anche della crisi sociale per far regredire politicamente, culturalmente, moralmente il nostro Paese.

Il Comune di Stazzema, dove ci fu un feroce eccidio, ha lanciato l'idea di un'anagrafe delle persone e dei Comuni antifascisti.

L'eccidio di Sant'Anna di Stazzema fu un crimine commesso dai soldati nazisti iniziato all'alba del 12 agosto 1944. Come accertò la magistratura militare italiana non si trattò di rappresaglia (ovvero di un crimine compiuto in risposta a una determinata azione del nemico): si trattò infatti di un atto terroristico premeditato e curato in ogni dettaglio per annientare la volontà della popolazione, soggiogandola grazie al terrore. L'obiettivo era quello di distruggere il paese e sterminare la popolazione per rompere ogni collegamento fra i civili e le formazioni partigiane presenti nella zona.

Il Comune di Chiaverano nel prossimo Consiglio Comunale del 28 aprile 2021 delibererà per l'iscrizione all'anagrafe antifascista.

Aderire all'Anagrafe significa prendersi un impegno per la democrazia e a sostegno dei valori della nostra Costituzione.

Il Sindaco - Maurizio Fiorentini