Santo Stefano di Sessano (Sancti Stephani de Sexano) è un luogo assai suggestivo, ricco di testimonianze dell'opera della natura e del lavoro dell'uomo. Riassume infatti, per chi la sa leggere, la storia geologica dell’anfiteatro: il substrato roccioso su cui sorge è particolarmente raro, costituito da affioramenti (granuliti basiche) che secondo gli studi geologici ebbero origine dagli strati più profondi della crosta terrestre.

La posizione ai pendii della Serra e la presenza di assolati massi dioritici affioranti qua e là, caratterizzano l'area e favoriscono condizioni climatiche idonee alla coltivazione di erbe aromatiche e non solo: vi sono testimonianze di diffusa coltivazione della vite e dell'ulivo fin dal 1300, e sulle rocce cresce il fico d'India nano Opuntia Vulgaris.
Sessano con Bellesano, Bugliacco e Bienca è uno degli insediamenti che sorgevano anticamente sul versante interno della morena e che, per volere del Vescovo di Ivrea, hanno dato via alla Castellata di Chiaverano.

Edificata su un dosso roccioso, lisciato e arrotondato dal ghiacciaio Baltico, la chiesa di Santo Stefano di Sessano accoglie il visitatore con la suggestiva bellezza e la serenità del luogo. La posizione panoramica permette un ampio sguardo sulla pianura canavesana, sull’Anfiteatro Morenico di lvrea e verso la Serra con i suoi boschi di castagni ed i terrazzamenti coltivati a vigneto, disposti lungo i pendii.

La Chiesa Romanica di S. Stefano, unica superstite dell'antico centro abitato distrutto nel XIII secolo da una delle frequenti frane cui erano soggetti i ripidi versanti della Serra, testimonia il passaggio del tempo e valorizza l'intera area con la sua semplice e solida architettura. Le mura sono costruite in pietra locale, rozzamente lavorata, con pochi inserti in mattoni. I lavori di recupero edilizio negli anni settanta, dopo un lungo periodo di abbandono e di conseguente depauperamento, hanno consentito, nel 1996, di inaugurare la riapertura al pubblico di questo prestigioso monumento: è il bene artistico più importante presente sul territorio chiaveranese.

L’edificio risale secondo gli studiosi intorno all’anno mille Il suo nome deriva probabilmente dalle caratteristiche naturali della zona: saxeus, saxetum, saxsosum significano sasso, sassoso come l’assolato dosso su cui sorge. La chiesa è composta da tre corpi: una navata con abside, la torre campanaria centrale sull’asse della facciata, una piccola sagrestia, aggiunta successivamente. La soluzione del campanile posto in facciata ed attraversato da una sorta di androne che dà accesso all'interno della chiesa è poco diffusa in Italia ma trova molteplici esempi nell'architettura romanica canavesana. Ben conservato il prospetto nord, decorato da archetti pensili. L’abside è ornata da quattro lesene, che la dividono in tre parti su cui si aprono dodici monofore decorate da mattoni.

 Protagonista insieme ad altre chiesette romaniche del percorso della Via Francigena Canavesana, custodisce al suo interno un ciclo di affreschi databili alla metà dell'XI secolo che, per quanto compromessi dal tempo e dall’incuria, raffigurano i dodici apostoli, figure alle quali sono stati aggiunte altre due immagini di santi: Santo Stefano protomartire in posizione centrale e un altro santo non riconoscibile, sovrastati dal redentore circondato dai simboli degli evangelisti. Questi affreschi sono ritenuti tra i più importanti documenti della pittura romanica canavesana e sono stati recentemente restaurati.

Nel 1999 la Regione Piemonte ha sovvenzionato l'intervento comunale per riportarli all'originario splendore.L'area di S.Stefano di Sessano rappresenta, quindi, una tappa apprezzata e preziosa dell'itinerario naturalistico ed artistico godibile in questa parte del Canavese orientale. Qui veramente si può coniugare la storia dell'uomo con la storia del passaggio naturale. S.Stefano di Sessano accoglie il visitatore con la suggestiva bellezza e la serenità del luogo.

 

Il giardino medioevale

La presenza di questa antica chiesa romanica ha suggerito la progettazione di un giardino medioevale a S.Stefano, un giardino antico come avrebbe potuto essere nei primi anni del Mille: collocato a nord rispetto alla chiesa, due dossi dioritici, un muretto a secco che ospita una fontana ed una quinta di alberi da frutto racchiudono l'Hortus Conclusus.
Lo spazio è organizzato in sei parcelle rettangolari, delineate da rami di castagno intrecciati, dove sono ospitate e classificate in base all'uso piante spontanee e coltivate prima della scoperta delle Americhe: i semplici, le piante alimentari, le piante curative, le aromatiche e le vulnerarie.
Un pergolato di travi di castagno sostenuto da culigne, ritti in pietra, ospita rampicanti e tre esempi di antichi vitigni tipici del Canavese: Erbaluce, Nebbiolo e Luglienga, che dà uva da tavola e ha maturazione precoce ed era vicino alle vecchie case chiaveranesi. Il giardino segreto ed i fiori mariani arricchiscono l'Hortus Conclusus. 

 

I rosmarini 

L’ingresso al giardino medioevale è occupato da una collezione di rosmarini: varietà naturali e alcune cultivar, che si differenziano per portamento, dimensione, spessore e colore della foglia, colore dei fiori e profumo. Sfiorando con le dita le foglie e annusando si riconoscono fragranze assai diverse: dalle più delicate, appena percettibili, alle più intense ed oleose che permangono a lungo.
Alcuni arbusti crescono svettanti, i rami lunghi e diritti raggiungono anche un metro di altezza; altri ramificano in numerosi getti laterali ricordando la forma di un candelabro; i prostrati crescono in getti che, ricadendo a terra, radicano e danno vita a nuove piantine.
Da aprile a settembre le tenere e numerose corolle fioriscono, tingendosi di delicati colori: predominano i blu, dall'azzurro pallido, il più diffuso, al violaceo del rosmarinus corsican blue; sorprendono i bianchi rosmarinus albus e i rosa rosmarinus majorca pink.
Il Giardino delle erbe aromatiche ed officinali è stato inserito dalla Regione Piemonte con Deliberazione del 16 novembre 2009 tra i Giardini Botanici Pubblici del Piemonte, coronando cosi il lavoro e l’impegno decennale del Comune di Chiaverano e dell’Associazione Rosmarino che ne è il gestore.

 

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