La botega del frèr è un museo la cui denominazione, si rifà all' attività di fabbro ferraio e serraglie esercitate dalla famiglia Bergò fino al 1960, data in cui l' ultimo fabbro ferraio Battista Vincenzo Bergò cessò l' attività. Fondato nel 1983 il museo vive nello stesso edificio in cui il fondatore "Teatro Majota Mastro Antonio" inizio l' attività nel 1700. Interessanti sono le parti:

  • La ruota idraulica, rifatta nel 1997, che frutta un salto d' acqua in grado tuttora di fornire il movimento delle macchine operatrici, situate nel primo locale del museo.
  • La sala della forgiatura che comprende tutte le attrezzature per la lavorazione del ferro oltre ad una vasta serie di prodotti.
  • Il "cambrin" (terza sala) dove tra le varie tecnologie, si segnala quella relativa alla costruzione di pesi, misure e stadere.
    Di rilievo è inoltre, un vasto campionario di serrature e attrezzi per l' agricoltura.
  • La botega del frèr" è un museo ricco di testimonianze che vengono riproposte in un ambiente integro dove il tempo pare essersi fermato.


Notizie sulla "bottega" da fabbro ferraio dei Bergò alla Lobbia

"Il libro dei cotizzi" (tassazioni) del 1791 riportava la tassazione delle persone di ciascun nucleo famigliare del luogo, cioè i "terreni locali" (erano esenti i minori di 7 anni, gli inabili e i poveri) le persone "forensi" cioè i forestieri non residenti in Chiaverano che possedevano beni nel luogo; le persone esercitanti "professioni ed arti" ; i capi della casa che disponevano di un giogo per il traino del carro o dell' aratro (giogatrici).

I Terrieri pagavano una lira, i calzolai ed i falegnami 10 soldi, i "tenenti fornellenti da seta" (filanti) 50 soldi, i macellai, gli osti ed i "ritagliatori" (venditori al minuto) 10,40 soldi, i fabbri ferrai 10,20 soldi.

I fabbri ferrai erano 2: Giglio Tos Mastro Giacomo e Teagno Majota Mastro Antonio, paganti rispettivamente soldi 10 e soldi 20. Ciò denota che l' attività di quest' ultimo era senz' altro più importante. Nel 1821, forse per difficoltà economiche o per la professionalità non adeguata, il figlio Lorenzo vendette la bottega comprensiva di tutti i dispositivi, le attrezzature e gli utensili.

L' acquisto venne fatto da Bergò Giovanni fu Bernardo, reduce nel 1813, dalla Spagna dove era stato al seguito delle truppe di Napoleone I°. Egli apprese rapidamente la professione di fabbro e serragliere ed il fatto che solo dopo 8 anni fosse già in grado di rilevare la bottega per la somma di 330 lire, dimostra la sicurezza economica conseguente l' alta professionalità acquistata. La somma per acquistare la bottega, situata nel cantone "LA LOBBIA", con strumento del 28 Novembre 1821, rappresentava un discreto sforzo economico tenendo presente che il Mastro Muratore e l' Operaio comune guadagnavano rispettivamente lire 1,50 e 1 lira.

Per acquistare maggiori cognizioni nell' Arte della lavorazione o per aggiornarsi sulle nuove metodologie, il figlio Giovanni Battista, nato nel 1817 venne inviato nelle botteghe o officine di Ivrea, Burolo e Torino.

L' aumento delle richieste di prestazioni sempre diverse implicanti quindi l' introduzione di altre tecnologie richiederti, a loro volta nuovi dispositivi, nuove attrezzature ed alcune macchine generiche di base, imposero ai Bergò la ricerca di una nuova sistemazione più razionale come spazio e con la possibilità di disporre di un salto d' acqua per poter sfruttare una discreta potenza per le macchine.

Dal 1850 a seguito della divisione dei beni con i fratelli, Giovanni Battista sposto la vecchia officina dei Majota nella sede attuale dove già esisteva una vecchia ruota idraulica azionante un mulino. Prezioso collaboratore di Giovanni Battista fu il figlio Celestino nato nel 1858.

Il numero degli attrezzi, dei dispositivi, degli oggetti e degli strumenti di misura costruiti per le esigenze delle varie attività, fu veramente notevole, ci pare opportuno elencare una parte di quanto prodotto e destinato alle attività più significative.

E' del 17 maggio 1849 la concessione del nulla osta a Battista Bergo' da parte del Ministero dell' Agricoltura e Commercio per la costruzione di pesi e misure. Il broccio della Stadera, sul quale scorre il Romano, era graduato secondo il sistema delle misure piemontesi cioè la Libbra (Kg 0,368), l' Oncia (circa 40 grammi) e il Rubbo (Kg 9). Con l' introduzione del sistema decimale (nel 1850), i Bergo' per facilitare la conversione delle vecchie misure, costruirono il braccio con le due grandi graduazioni.

Nel 1890, volendo disporre di maggiore potenza e per potervi sistemare nuove macchine, Celestino ristrutturò radicalmente l' opera di presa, la ruota idraulica ed i ruotismi di rinvio per ottenere, sull' albero principale la velocità più idonea a conseguire il massimo rendimento. Infatti incanalò l' acqua che scorreva a pelo libero, in una tubazione di cemento in modo da poter disporre, fruttando il principio dei vasi comunicanti , in una caduta più alta; costruì una nuova ruota idraulica metallica ed introdusse una serie di ingranaggi moltiplicatori disposti e dimensionati in modo veramente razionale. La nuova sistemazione permise di sostituire vecchie macchine e di installare, nel 1900, un tornio parallelo sul quale era possibile formare e filettare anche la colonna e la bussola dei nuovi torchi per spremere le vinaccie.

Nei primi decenni del '900 i figli di Celestino, Gentile e Battista, nati rispettivamente nel 1894 e 1902, collaborarono con il padre nella conduzione dell' officina; nel 1929 subentrarono, come eredi, continuando insieme l' attività fino al 1945 e poi ancora, per merito di Gentile, fino al 1969.

Si può affermare che l' officina, già operante nel 1971 ad opera dei Teagno Majota, svolse ininterrottamente la sua attività per due secoli.

Nel 1961 la Camera di Commercio, Industria, Artigianato ed Agricoltura conferì a Gentile Bergo' il diploma con medaglia d' oro per la fedeltà al lavoro ed al progresso economico.


Botega dël Frèr

Via Ivrea, 3

0125 54805

MuseoFrer

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