La prima costruzione risale al XIII secolo, quando nacque il borgo medioevale attorno al castello. Di dimensioni modeste, la chiesa venne ampliata nel ‘600 e nel ‘700.

Fu saccheggiata dai francesi e nel 1741 iniziarono i lavori per la sua ricostruzione. Ricostruita nel 1744 in forme barocche, venne affiancata da uno splendido campanile in pietra lavorata terminato nel 1764; inizialmente aveva una cupola di legno ma venne distrutta da un incendio nel 1834 e sostituita da una copertura in muratura nel 1848.

Sulla porta principale della chiesa vennero raffigurati i principali patroni di Chiaverano: San Silvestro e Santa Teodora. Nella lunetta esterna del piccolo loggiato della chiesa si trova un affresco tardo-trecentesco raffigurante una Madonna con Bambino tra Santi.

Di fronte alla Chiesa Parrocchiale e preceduta da un elegante portico, venne costruita nel 1585 dall’omonima Confraternita la piccola Chiesa di Santa Marta.
Le due chiese, insieme con il resto del castello, individuano l’area storica più significativa di Chiaverano, dalla quale si gode un panorama suggestivo e si coglie la struttura urbana tipicamente medievale del paese.

Il campanile di Chiaverano è un elemento rappresentativo del paese e, con i suoi 65 metri di altezza, risulta visibile anche dai paesi confinanti. È da molto tempo un punto di riferimento per i chiaveranesi che custodiscono delle tradizioni ad esso legate.

A Chiaverano nel 1794 gli amministratori comunali si opposero all’ordine di requisizione delle campane della chiesa parrocchiale, impartito dall’intendente dei Savoia perché erano necessari fondi di rame per la Regia Zecca.
Nel 1800, durante l’occupazione francese, le campane furono requisite per motivi bellici.

Talvolta ci sono stati conflitti per il controllo e l’uso delle campane anche con le autorità ecclesiastiche. Nel 1903 il tribunale emise una sentenza favorevole al Vescovo di Ivrea che rivendicava la superiorità della Chiesa nell’uso delle campane, ma stabiliva anche che la campana maggiore potesse essere utilizzata come orologio pubblico dal Comune per chiamare gli alunni a scuola, per convocare il Consiglio Comunale, per segnalare l’arrivo dell’esattore e avvertire in caso di incendi o altro allarme. Nel recente passato questi conflitti si sono attenuati: nel 1987 la Curia Vescovile di Ivrea ha autorizzato il Comune di Chiaverano a dare avviso di un funerale civile mediante l’uso della apposita campana per tutti i defunti senza distinzione di appartenenza religiosa.

Nelle mani di abili musicisti le campane erano anche uno strumento per improvvisare melodie allegre e popolari in occasioni festive.
Con la motorizzazione delle campane questa tradizione si è persa come si è persa la tradizione del tribaudar: a Chiaverano le campane suonavano a distesa senza tregua per tutto il giorno per la festività di Ognissanti. Il segnale di inizio della festa era la partenza della processione verso il cimitero nel pomeriggio del 1° novembre. Una squadra di giovani saliva sul campanile e cominciava a suonare tutte le campane per tutta la sera e la notte del giorno successivo.
Sul campanile i priori, due dei ragazzi più giovani che venivano designati ogni anno, allestivano cibi e bevande, sia preparati in famiglia sia cucinati al momento, per tutta la compagnia.
La notte trascorreva allegramente, le campane suonavano incessantemente per le anime dei defunti che nella notte a loro dedicata secondo le credenze popolari ritornavano alle loro case.

 

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